Lavello – Dagli albori ad oggi....

Le prime notizie sul territorio lavellese risalgono all’età neolitica. La fase preistorica e protostorica è testimoniata da tangibili ritrovamenti archeologici.

 

Nell’epoca dauna, la comunità di Forentum sulla collinetta di Gravetta si ergeva a baluardo e sorveglianza di importanti vie di comunicazione sia fluviali che stradali.

 

Nel 291 AC con la deduzione della colonia di Venusia (attuale Venosa), Forentum perde il prestigio e diventa un avamposto romano.

 

In epoca medievale la comunità locale si insedia su una collinetta prospiciente a quella di Gravetta, denominata Pescarello (il termine Pescarello deriva da pietra, in dialetto Pisck ) ed assume la denominazione di Labellum, in seguito diventata Lavello.

 

Labellum significa abbeveratoio e richiama le numerose fontane tuttora presenti intorno Lavello, lungo le principali vie di accesso alla città.

 

Fino all’epoca normanna, l’insediamento urbano di Lavello ha avuto alterne vicende in termini di numero di abitanti.

 

Con l’avvento dei Normanni , all’inizio dell’anno mille, Arnolino prima ed Unfredo poi costruiscono il primo nucleo della Domus Feudalis, attuale Palazzo di Città.

 

Successivamente, Federico II ampliò la Domus e destinò il territorio lavellese a zona di caccia, l’attuale Caccia Reale verso Gaudiano.

 

La città di Lavello, il 21 maggio del 1254, accolse le spoglie dell’imperatore Corrado IV, figlio di Federico II di Svevia.

 

Con l’avvento degli Angioini, la popolazione di Lavello si schierò con la fazione ghibellina.

La Torre Ardente, simbolo di Lavello, richiama un episodio leggendario secondo cui i giovani lavellesi si opposero alla conquista degli Angioini e si rinchiusero in una torre, estremo baluardo di difesa, che alcuni studiosi identificano con la struttura adiacente all’attuale Palazzo di Città, mentre altri la localizzano all’estremità del Pescarello.

 

Per aver ragione della difesa dei Lavellesi i nemici dettero fuoco alla torre che, rappresentata con lingue di fiamme, è stata adottata a simbolo della Città.

 

Tra i figli di questa città emerge la figura di un brillante capitano di ventura: Angelo Tartaglia, figlio naturale del Principe di Taranto e signore di Lavello, Raimondo del Balzo Orsini.

Tartaglia prese le insegne ed ereditò la compagnia militare alla morte di Broglio da Trino e tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400, con Muzio Attendolo Sforza e Braccio da Montone, partecipò alle lotte dinastiche tra i Signori del Centro Sud d’Italia ed il Papato. Tartaglia morì decapitato ad Aversa , provincia di Caserta, nel dicembre 1421.

Tartaglia fu anche Conte dell’attuale città di Tuscania, con cui Lavello è gemellata.

 

Lavello è stata sede vescovile dal 1060 al 1818, anno in cui la stessa sede fu soppressa.

 

Tra gli ecclesiastici di chiara fama, figura Francesco Villareale, abate e dottore “In utroque Iure”, vale a dire sia in diritto canonico che in diritto civile. Il Villareale nacque a Lavello il 20 ottobre 1631. Frequentò in gioventù gli ambienti culturali di Napoli, dimorando presso la Certosa di San Martino al Vomero. Dal 1664 al 1691 insegnò all’Archiginnasio romano, attuale Sapienza di Roma. Ha pubblicato numerosi scritti di eloquenza, diritto, latino e di poesia. Villareale è stato il primo ad avere scritto sul Patrono di Lavello: San Mauro Martire.

 

La facciata della cattedrale di San Mauro Martire rimaneggiata è in stile tardo barocco, con campanile sopraelevato dell’800, terminante a guglia piramidale.

La chiesa di San Mauro sorge su un preesistente tempio pagano ed era originariamente dedicata a Santa Maria dell’Assunta. Fu dedicata a San Mauro nel 1060, in coincidenza con l’arrivo delle spoglie del Santo.

 

In epoca moderna si rileva la partecipazione di alcuni lavellesi ai moti per l’unità d’Italia. Inoltre, la prima guerra mondiale annovera tra i suoi protagonisti il lavellese Generale Francesco Finiguerra. Infine, Lavello si fregia dell’onore della Medaglia d’Oro al valore militare conferita al concittadino Savino Cossidente, durante la seconda guerra mondiale.

 

Tra i personaggi più insigni dell’età contemporanea sono degni di menzione Giovanni Montano, sindaco e scopritore del favismo, nonché gli storici locali Giuseppe Solimene, Don Pasquale Di Stasi e Luigi Lomio, unitamente al letterato Nicola Cilenti (autore tra l’altro di numerose poesie dialettali) ed al giornalista di fama nazionale Alberto Jacoviello.

 

La comunità di Lavello si contraddistingue per la sua giovialità, espressa dal tipico Carnevale e la sua maschera tipica del DOMINO , e per la sua operosità in campo agricolo.